Intervista a Louise Fili

La celebre graphic designer Louise Fili si racconta a Lancia TrendVisions e presenta il suo ultimo progetto per la Bur, “Romanzi d’Italia”, che l’ha vista impegnata nel design di copertine di dieci ‘bestsellers’ ottocenteschi, di prossima uscita per celebrare i 150 anni dall’Unità d’Italia.

Di origini italiane, Louise Fili vive e lavora a New York, dove, dopo un’esperienza decennale come Art Director alla Pantheon Books, nel 1989 fonda il celebre marchio “Louise Fili Ltd”, specializzato in loghi per ristoranti, food-package e book design. Fili ha tenuto conferenze in tutto il mondo. In Italia torna tutti gli anni a Roma e a Venezia per insegnare in un Master sponsorizzato dalla School of Visual Arts. Il suo lavoro è parte di importanti collezioni, quali la Library of Congress (Washington), il Cooper Hewitt National Design Museum (New York) e la Bibliothèque National (Francia). Louise Fili ha ripercorso per noi la sua esperienza di graphic designer, raccontandoci quali ingredienti di passione e professionalità l’hanno portata a fondare un marchio, conosciuto in tutto il mondo per la sua capacità di mantenere un forte senso della tradizione, pur sempre al passo con la modernità più attuale. Il suo amore per l’Italia, costante fonte d’ispirazione, ritorna nel suo ultimo progetto di copertine con cui la Rizzoli celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia, ma anche la carriera di questa straordinaria stella del design.


Ritratto di Louise Fili di Henry Leutwyler

La sua ricerca sembra partire sempre da molto lontano. Ci può raccontare a grandi linee il suo percorso creativo?
I miei genitori sono entrambi di origine italiana, e io non li ho mai perdonati per essersi trasferiti negli Stati Uniti. Durante il mio primo viaggio in Italia, quando ero ancora un’adolescente, ho avuto una duplice epifania – mi sono innamorata del paese e del graphic design. Da quel momento, l’Italia è stata per me la più ricca fonte d’ispirazione. Nei miei frequenti soggiorni italiani visito sempre molti mercati e librerie, e fotografo ossessivamente ogni tipo di insegna. Questa mia esperienza di vita ha influito moltissimo sul mio lavoro di designer, ed è ciò che mi ha spinto a realizzare progetti editoriali, come “Italian Art Deco”, “A Civilized Shopper’s Guide to Florence” e “Italianissimo”.

La sua decennale esperienza nel mondo dei libri ritorna con il progetto della collana Bur per celebrare i 150 anni che dell’Unità d’Italia, a breve nelle librerie. Ci può raccontare il percorso di queste nuove creazioni?
È stato un grande onore poter lavorare a questa collana della Rizzoli. Per me ha significato anche una riflessione personale sui trent’anni d’esperienza nel design di copertine di libri, e sulla storia e la cultura italiana di cui sono da sempre un’ammiratrice. Ho utilizzato tutta la mia conoscenza su quel periodo di storia e l’ho investo nella creazione di questa serie.



Come il passato rivive nelle sue copertine e cosa si può dire trait d’union tra questi dieci volumi?
Ho voluto che i libri avessero un aspetto autentico, ma anche a-temporale, una caratteristica che nel mio lavoro si esterna nella sensazione che una copertina rigida a rilievo con il dorso di stoffa trasmette alla vista e al tatto. I volumi trovano il loro significato nell’insieme della serie a cui appartengono. Allo stesso tempo ho voluto che ognuno mantenesse una propria identità distintiva. Così, gran parte dell’aspetto tipografico si è basato su caratteri e ornamentazioni del legno. Rosso e nero sono i colori comuni a questa serie, e ogni libro ha un proprio sfondo di colore. Le copertine hanno richiesto un impegno notevole nella rifinitura dei dettagli, compito gestito con grande professionalità dal mio assistente John Passafiume.









Nel marchio realizzato per il Bedford Post Cafè ha collaborato con l’artista canadese Mark Summers. E’ capitato spesso di collaborare con artisti? Dove arte, comunicazione e design si incontrano?
Quando il progetto lo consente, mi piace molto collaborare con illustratori. Dato che il nome di Bedford Post deriva dalla denominazione della strada, Post Road - l’antica via della posta per la East Coast - ho voluto che il logo evocasse un francobollo. Il cliente era Richard Gere, e a lui l’idea è piaciuta molto. Quando abbiamo discusso una possibile raffigurazione all’interno del francobollo, Gere mi ha parlato di suo nonno, in piedi in un campo di grano. Mi aveva mandato una sua fotografia, ma questa non poteva essere usata nella sua versione originale. Sapevo, però, che sarebbe stato un ottimo spunto per un illustratore come Mark Summers. Ero sicura che lui sarebbe stato in grado di farlo rivivere nella versione di un francobollo.




Qual’è il segreto per realizzare loghi o brand che rispondano alle esigenze del cliente e del prodotto, ma che rimangano fedeli ad uno stile sempre riconoscibile?
Risolvere il problema inerente al design è la cosa più importante. Nonostante ciò, il mio approccio in relazione al carattere tipografico e all’immagine è del tutto personale. Non disegno mai nulla che entri in conflitto con i miei interessi e con il mio gusto estetico. Questo mi consente di essere sempre coerente, assicurando così la riconoscibilità del marchio.





Quali direzioni sta prendendo il design oggi?
Molte persone mi rivolgono questa domanda. Lasciatemi solo dire che quello che più caratterizza il design di oggi, più che una tendenza ben precisa, è la pluralità di personalità e di stili.




Nella pubblicazione “Typology” si è occupata del design tipografico dal periodo vittoriano ad oggi. In che misura il digitale ha influenzato il design, nel risultato visivo e nel processo di realizzazione?
Il computer è uno strumento meraviglioso per i designer. È possibile realizzare la copertina di un libro in poche ore. Vent’anni fa si sarebbero impiegate dalle due alle tre settimane. Noi facciamo comunque un grandissimo sforzo per far sì che l’intervento della tecnologia rimanga in qualche modo in secondo piano, così da raggiungere un più alto livello d’autenticità. Inoltre, ogni volta che si presenta la possibilità, cerco di realizzare il prodotto finale in stampa rilievografica, così da aggiungere quella qualità tattile, sempre più rara nelle nostre vite iper-tecnologiche.




Quale consiglio si sentirebbe di dare ai giovani designer? E al giovane marchio LanciaTrendVisions?
Il mio consiglio è molto semplice: segui il tuo cuore. Crea ciò che più ti appassiona.

Foto via louisefili.com

1 commento | commenta >>

Marco Stancati il 03/10/2011
Quelli davvero bravi, sono così. Come Louise Fili. Si esprimono in maniera chiara, perché pensano in maniera chiara. E producono cose seducenti, perché sono seducenti in un mondo di (patetici) seduttivi. Bella operazione questa della BUR: ha capito che, nell’epoca dell’ebook, l’oggetto libro deve esprimere un valore aggiunto.






 
 
 

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