Intervista a Diane Pernet

Giornalista di moda, talent scout, blogger di culto, fondatrice del festival di cinema e moda A Shaded View On Fashion Film Festival. Ma anche stilista negli anni 80 a New York. Difficile etichettare l’attività di Diane Pernet. Americana trapiantata a Parigi, è riuscita a intrecciare cinema, giornalismo e moda, le sue grandi in passioni, in progetti collettivi attentissimi ai nuovi linguaggi e alla freschezza delle idee nel mondo della moda, stile e bellezza.

Cosa cerchi in un giovane talento?
Come per un film, anche nel fashion design cerco sempre un’idea originale. Se proponi qualcosa di già visto, allora si tratta solo di fumo, quello che io chiamo “fashion pollution”. Un giovane talento deve invece diventare una firma, trovare e saper esprimere la propria voce. A proposito di Alta Roma, penso alle stampe uniche dei Leit Motiv. Ma come loro, credo che in Italia ci siano diversi designer capaci di fare grandi cose nel settore accessori, come Mario Salvucci, per esempio.

Diane Pernet

Cosa pensi della giovane scena fashion italiana?
Alcuni di loro mi piacciono molto, ma penso che in Italia le cose funzionano in modo diverso dagli altri paesi. In Belgio, per esempio, il business della moda è più istituzionalizzato anche se è comunque molto dura emergere e lavorare in proprio, con la propria etichetta. In Italia invece, di solito lavori per qualcun altro per 10 anni e solo dopo riesci a metterti in proprio. Le sinergie sono diverse.

Abbiamo parlato con diversi designer Italiani che si lamentano perché molti studenti snobbano il ventaglio di mestieri che la moda apre, oltre al puro design. Secondo te perché?

L’“hand made in Italy” è ciò per cui l’Italia è davvero famosa: il taglio perfetto, la selezione accuratissima del materiale, l’attenzione ai dettagli. Io mi accorgo da lontano se un uomo è vestito bene, e devo dire che quando arrivo a Roma o Milano sono diversi gli uomini che posso definire vestiti a regola d’arte. Possono essere solo italiani. Da voi c’è una grande sensibilità per la manualità. Ma in questo momento assistiamo a due fenomeni: da una parte c’è il “fast fashion” con le catene di Top Shop o H&M, dall’altra c’è la crescita del lusso, laddove l’Italia è ancora al top se pensiamo a certe splendide calzature fatte a mano o alla sartoria su misura di alto livello. Se viene meno l’interesse per le basi della moda, ovvero la manualità e i mestieri che hai citato tu, è davvero triste. Ma questo problema riguarda anche Parigi.



Alta Roma - Limited Unlimited exhibition


Chi sta lavorando su internet in modo originale dal punto di vista del linguaggio e dell’esperienza offerta?
Burberry è di sicuro un esempio di innovazione interessante. Anche Dolce&Gabbana. Ennio Capasa di Costume National dice che il loro sito ha fatto aumentare il loro volume di affari. Ma devi sapere sfruttare bene ciò che l’e-commerce sa dare in più rispetto al negozio: online il cliente può scegliere di persona fra tutta la collezione del designer, nei negozi è limitato a una selezione arbitraria.

E i giovani designer che ci sanno fare di più col web?
Forse il sito di Bernhard Wilhelm è tra i più originali. Per quanto riguarda l’e-commerce penso al sito di Not just a label di Londra, che tratta solo designer indipendenti, sul modello di Net-a-Porter o Yoox, ma su scala ridotta e con un’offerta di prestigio.

Alta Roma - Limited Unlimited exhibition

Qualche novità per la prossima edizione di ASVOFF (A Shaded View on Fashion Film)?
La terza edizione si è svolta al Centre du Pompidou a settembre e la quarta, a cui sto lavorando, dovrebbe essere lanciata in ottobre, nella stessa sede. Per questa edizione sto cercando di fare qualcosa di speciale con la Cinemateque de la Dance, che può aprire i suoi archivi ricchi di immagini di costumi che spaziano dalla moda alla danza. Quest’anno lavoreremo con un importante critico cinematografico francese, che sta portando avanti un programma specifico e con la quale selezioneremo i membri della giuria. Fra questi c’è un set designer e ora sto cercando un buon regista. Le date della quarta edizione di ASVOFF sono 7, 8 e 9 ottobre.

Alta Roma - Limited Unlimited exhibition

Qualche altro progetto in cantiere?
Sto cercando di fare qualcosa con l’operatore di telefonia Orange. Pensavo a un concorso di film di moda su cellulare. Ma il mio vero progetto è quello di proseguire con il Fashion Film Festival e trovare gli sponsor fondamentali. Posso ritenermi contenta del successo che ha avuto l’iniziativa. È cominciata solo nel 2006 e aveva una programmazione di un solo giorno, mentre ora varia dai tre ai cinque giorni. Nessuno sapeva cosa fosse un film di moda, mentre ora ogni brand ha il suo, dalla più piccola label indipendente fino a giganti come Gucci, Prada e Yves saint Laurent. Penso sia il modo più contemporaneo per esprimere l’identità del brand e credo ci sia ancora molto da dire.




Alta Roma - Limited Unlimited exhibition

Hai detto più volte: “meno sfilate e più film per promuovere la moda”. Ma da quanto leggiamo sul tuo blog, la performance di Bas Kosters ti ha colpita davvero.
Sì è stata molto divertente. Una sfilata davvero furiosa che mi ha riportata indietro alla New York degli anni 80. È vero, ci sono show da lasciarti senza fiato ed è bello vederli dal vivo. Penso soprattutto alle sfilate di John Galliano, Alexander McQueen quando era vivo, Rick Owens e Undercover. Ma alla fine si tratta di guardare modelle andare continuamente su e giù dalla passerella. Oltretutto, ora le sfilate si possono vedere in streaming live su internet. E questo ha cambiato tutto nella moda. Prima erano poche le persone a poter vedere lo show e quasi tutto restava dietro le quinte, ora grazie a internet tutto è a portata di clic. Nel senso che ora non devi andare alla sfilata, ma puoi vederla comodamente da casa. C’è però chi cerca di innovare il format della sfilata, rendendola interattiva e contemporanea. A Tokyo organizzano una maratona di 8 ore di sfilate. Le modelle sfilano e tu puoi ordinare il capo in passerella direttamente dal cellulare, mentre i vestiti sono già disponibili in negozio. Se il pubblico continua a voler vedere le sfilate, che vengano proposte in forma di spettacolo. Anche per la stampa andrebbero pensate altre forme di comunicazione come installazioni o film. Ma gli stilisti sono preoccupati perché se fanno solo un film, senza andare in passerella, non avranno visibilità sulla stampa. E questo purtroppo è vero. Ma ora, grazie a internet, potenzialmente puoi raggiungere più persone e per me questa è una forma di democratizzazione del fashion.

Alta Roma - Erkan Coruh

Quattro giovani stilisti che disegneranno il futuro della moda.

Haider Hackermann, Rick Owens, Gareth Pugh e Christopher Kane. Credo inoltre che Rick Owens abbia la capacità di equilibrare innovazione e collezioni commerciali nella proporzione ideale e che sia lo stilista più imitato.

Oggi quali sono secondo te le scuole di moda più interessanti?
Da quanto ho visto nell’ultimo anno, direi che La Cambre in Belgio sia la migliore. Prima dell’anno scorso ti avrei detto la Antwerp Royal Academy. Solo che nell’ultimo anno il loro lavoro è davvero scaduto. Non possiamo però dimenticare i validi e prestigiosi istituti di Londra: la Central St. Martin, Westminster e il Royal College.

Alta Roma - Leitmotiv



E in Italia?
In Italia bisogna ancora crescere. Di sicuro c’è Linda Loppa, direttrice di Polimoda dal 2007, ma non posso dirti molto di più dato che non ho mai visto una loro sfilata. Linda però la conosco e so ciò che di buono ha fatto, in particolare alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, ora diretta da Walter Van Beirendonck. Con un direttore come lui, dalla personalità così spiccata, gli studenti potrebbero ispirarsi al suo stile invece di trovare la propria voce, e forse non è la cosa migliore.

Alta Roma - Fabrizio Talia

Vuoi dare loro qualche consiglio?

Trovate dentro di voi ciò che vi rende davvero unici e che volete esprimere. Non copiate le idee altrui. E collegandomi a quanto dicevi a proposito dei mestieri dimenticati della moda, tornare a confezionare con cura vestiti che siano davvero belli e ben fatti. Il tocco personale deve emergere, ma non deve essere per forza estremo, deve avere il suo stile e un’estetica non troppo artificiosa. Credo ci sia sempre spazio per questo tipo di idee. Dagli stilisti italiani, in particolare, oltre alla personalità pretendiamo la perfezione, dalla qualità dei materiali, alla sartoria, fino alla costruzione del capo. Ma è un momento davvero difficile perché fra un giovane designer che vende una giacca a 690 euro e H&M che lo offre a 69, in un momento di crisi opti per il capo meno costoso. Quella che io chiamo "fast fashion" non può offrire una grande qualità in termini di materiali e manifattura, e può durare al massimo per due stagioni. Il lusso invece non ha alcuna data di scadenza.

• ashadedviewonfashion.com


11 Febbraio 2011

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