Intervista a Guido De Zan

Incontriamo Guido De Zan nel suo laboratorio il Coccio di fianco alla basilica di San Lorenzo, in pieno centro a Milano. Qui, dal 1978, Guido lavora come ceramista e assiste generazioni di allievi da diverse parti del mondo.
Forse l'unico laboratorio di ceramica su strada a Milano, il Coccio sembra un luogo con due anime: da una parte la vetrina e la sala espositiva, che colpiscono per l'ordine espositivo e la leggerezza dei pezzi, dall'altra la fucina vera e propria, la fabbrica delle forme straripante di materiali e attrezzi sugli scaffali, riscaldata dal forno appena spento.
Guida aveva 28 anni quando s'iscrisse a un corso serale di ceramica nell'unica scuola pubblica di Milano. Allora faceva l'assistente psichiatrico, ma voleva cambiare lavoro. L'insegnante del corso disse che per imparare a usare il tornio bisognava cominciare da bambini, come aveva fatto lui. Senza perdersi d'animo, Guido abbandonò il corso e iniziò a lavorare nella bottega di un artigiano ligure. Costruì il suo primo tornio a pedale con l'aiuto di uno zio meccanico e, con lo studio e la pratica costanti, imparò un mestiere che gli ha permesso e gli permette ancora oggi di esprimersi. Ce lo descrive con passione e garbo in questa intervista.

Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Da un lavoro nell'assistenza psichiatrica alla ceramica. Com'è avvenuto questo passaggio?
Per una decina d'anni ho lavorato nell'assistenza psichiatrica ed è stata un'esperienza importante anche perché avevo solo vent'anni. La nostra era una generazione impegnata nel sociale e nel politico. Quando questa esigenza si esaurì, decisi di fare qualcosa che sentivo più mio. Era un'esigenza che maturavo da tempo, infatti già da un po' lavoravo i metalli e il cuoio. Avevo bisogno di libertà, che per me significa fare qualcosa con cui esprimermi davvero.
Mi aveva sempre affascinato l'uso del tornio. Credo che sia uno strumento magico e probabilmente parte da qui la mia passione per la ceramica. All'inizio ne costruii uno a pedale.
Mi affascinava anche la complessità di quest'arte che io ritengo innanzitutto un mestiere complesso, strutturato e impegnativo. Il ceramista studia e lavora diversi materiali, smalti, terre e cotture. Variabili su cui può sperimentare per una vita.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Con quali materiali ha cominciato a lavorare?
Ho iniziato da autodidatta con i materiali più semplici: la maiolica e la terracotta smaltata. Avevo poca conoscenza e in Italia ho sempre faticato a trovare materiali in quantità non industriali. Poi sono passato al raku, che ai tempi in Italia lo lavorava solo un ceramista francese.
Il raku è un materiale spettacolare e divertente, ma poco praticabile in città. Fa fumo e fiamme. Necessita di forni piccoli dove si possono cuocere solo pochi pezzi per volta, che vengono estratti incandescenti e raffreddati nella segatura o nelle foglie secche.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Ha appreso la tecnica di lavorazione del raku in oriente?
Non sono mai stato in Giappone anche perché non volo. L'ho studiato sui libri. Dopo dieci anni ho smesso perché dovevo andare a fare le cotture in campagna ed era molto scomodo. Allora ho iniziato con grès e porcellana, materiali che lavoro tutt'ora.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Le grandi tradizioni dell'arte ceramica non industriale sono orientali. Cosa le ha dato quel mondo?
La ceramica orientale ha avuto molta risonanza in Europa, credo soprattutto dagli anni 50 in poi, dopo il ritorno di David Leach, un ceramista inglese molto famoso, che e era nato in Cina e vissuto per diversi anni in Giappone. Grazie a lui le forme, le cotture e gli smalti dell'arte ceramica orientale si sono diffuse dall'Inghilterra in buona parte d'Europa. Per me è stato naturale subire il fascino dell'arte orientale perché affine alle mie esigenze estetiche di essenzialità.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Munari ha detto delle sue opere: "Guido è uno dei pochi ceramisti che si preoccupa di dare non solo una forma ai suoi oggetti, ma anche una pelle particolare". Qual è il ruolo delle texture nei suoi oggetti?
Hanno sempre un legame con le forme, ma un rapporto istintivo, non ragionato. Per me il segno è una cosa automatica, liberatoria, che ho avuto da sempre. È un po' zen. Per realizzarli uso pastelli per ceramica e li disegno fra la prima e la seconda cottura, durante la quale si fissano.
Dagli anni 60 la pittura è stata molto legata al gesto immediato, alla scrittura automatica, quindi ho sempre sentito l'esigenza di segnare, più che fare dei decori che avessero un senso.
Se guardiamo la nostra ceramica del Mediterraneo, scopriamo una terra con un fascino e colorazione particolari. E invece noi ci ostiniamo a ricoprirla di smalti lucidi che raffreddano o annullano il carattere. Per il grès e la porcellana ci sono invece smalti meno lucidi, più materici, che ricordano la natura, il sasso, la pietra, il marmo. Per me è importante usare dei materiali su cui poter mettere smalti non lucidi, oppure lasciare solo il materiale naturale, senza copertura di smalti.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Ha più clienti stranieri o italiani?
Sicuramente stranieri, infatti sono più conosciuto all'estero dove la ceramica è un materiale più importante che in Italia. Da noi non è così rilevante, nonostante si pensi il contrario. La gente apprezza la ceramica del passato, quella da museo o quelle che si trovano nelle città dove si fa ceramica da secoli (Faenza, Nove) riproducendo lavori del 700, 800 o anche prima. Quindi il gusto per la ceramica e la conoscenza secondo me sono molto scarsi.
Se penso al mio caso, a Milano non esiste un altro laboratorio di ceramica su strada. Eppure solo pochi entrano nel mio laboratorio. Non hanno il tempo per osservare e capire che questo è un luogo di creazione aperto, dove chi lavora scambierebbe volentieri quattro chiacchiere con i visitatori e i curiosi. Io non credo che in Italia ci sia maggiore interesse verso l'arte contemporanea.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Ha detto che i suoi personaggi sono esseri nati per incontrare gli altri e aprirsi a uno scambio vero. Nasce da un suo bisogno personale?
Da un punto di vista psicologico non credo di avere un grande equilibrio, come penso molti. Non è mai facile raggiungere un equilibrio, ma possiamo avvicinarci. I miei lavori, come me, vivono in un equilibrio precario. Stanno in piedi e cercano qualcuno per sentirsi più saldi, sicuri. È naturale, credo che tutti abbiamo questa esigenza. Ma la nostra società non aiuta in questo senso. I valori più diffusi sono quelli dell'individualismo e della competizione.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Oggi nel design da collezione è ritornata la ricerca e il piacere del fatto a mano. Crede sia solo una strategia di mercato o c'è una ragione più profonda da parte degli artisti e di chi acquista?
Mi fa piacere questa nuova tendenza, ma in Italia non la vedo. Il lavoro manuale da noi non è considerato importante perfino nelle scuole d'arte. Ci sono scuole di ceramica dove non insegnano a usare il tornio ed è assurdo. Anche da un punto di vista economico. All'inizio con il tornio puoi realizzare diverse tazze al giorno, smaltarle e venderle anche a poco: ti permetterebbe di cominciare l'attività e dedicarti a pezzi più importanti.
Questo è un problema italiano. Trovo bellissimo che oggi ci siano designer che si auto producono e lavorano a mano. Ma in Italia dove sono? Il problema nostro è questo stacco costante tra pensiero e produzione, che parte nelle scuole.
A prescindere da questo, spero che siano i clienti a sentire l'esigenza di trovare ancora l'impronta dell'uomo negli oggetti che li circondano.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Quando lei iniziò l'attività nel 1978, l'interesse per il fatto a mano e l'autoproduzione era forte…
Sì, a metà anni 70 c'era più interesse da parte dei giovani. C'era ancora l'ideologia del rifiuto della produzione industriale a cui si contrapponeva il fatto a mano. Allora facevo tazze, brocche, teiere e la gente le comprava. Quando questa narrazione sfumò, a inizio anni 80, tutto cambiò. La gente cominciò a cercare gli oggetti di design industriale e pochi rimasero fedeli al fatto a mano.
Guido De Zan, Lancia TrendVisions
Un consiglio per i giovani che vogliono intraprendere il mestiere di ceramista.
Questo è un mestiere a cui bisogna dedicarsi anima e corpo. Solo se impari il mestiere ti puoi esprimere. A qualsiasi giovane direi di fare una scuola e in Italia purtroppo non sono di grande qualità. Oppure fare il tirocinio in bottega. Io ho avuto una cinquantina di allievi, soprattutto stranieri, che sono venuti nel mio laboratorio ad apprendere e alcuni sono stati per lungo tempo.
Non è come dipingere, che hai una tela e dei colori. Qui devi gestire più elementi, devi imparare tecniche e materiali, devi disporre di attrezzature. Trent'anni fa c'era meno difficoltà a iniziare, oggi la burocrazia e le norme di sicurezza rendono tutto più complicato. Comunque quello che conta di più è la passione, la pazienza e la perseveranza.


Guido De Zan, Lancia TrendVisions

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Guido De Zan, Lancia TrendVisionsGuido De Zan, Lancia TrendVisions

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guidodezan.it

21 Ottobre 2011

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