Conosci il lato oscuro
Perché vivere per poi morire? Se lo chiede l'artista danese Nikoline Liv Andersen, in mostra all'Horsens Museum, dove racconta la figura delle Tre scimmie sagge e il mito di Sisifo in un mix di eleganze barocche. 
La mostra all'Horsens Kunstmuseum presenta due nuove installazioni della fashion designer danese, "Slowly Seeping Through My Hands" e "The Dance of the Deaf and Dumb Eye", accompagnate da una selezione di lavori passati.

Laureata alla Danish Design School nel 2006, Nikoline lavora ai confini fra moda e arte, motivata a spingere il concetto di vestibilità in uno spazio senza compromessi.

Le sue creazioni emergono da un mondo fantastico e pericoloso al contempo, dove l'esistenza sembra minacciata.

Nelle sue installazioni vediamo scimmie troneggiare su parucche à la Marie Antoinette, un riferimeno al consumismo odierno che non vuole vedere, sentire o parlare del male che lo avvolge.

Come l'irresponsabilità della corte di Luigi XVI, che portò alla Rivoluzione Francese.

Anche l'installazione composta da una grande sfera di corpi, intrecciati in una danza silenziosa, racconta la stessa storia ma al plurale: l'umanità nel vano tentativo di rotolare verso la morte.

Ma nella decadenza di queste immagini esiste uno spiraglio di luce che illumina le installazioni. Una chiave inedita, un senso della vita che abbiamo dimenticato e che forse si cela in un ritrovato senso del creare e consumare.













Foto via nikolinelivandersen.dk

La mostra all'Horsens Kunstmuseum presenta due nuove installazioni della fashion designer danese, "Slowly Seeping Through My Hands" e "The Dance of the Deaf and Dumb Eye", accompagnate da una selezione di lavori passati.

Laureata alla Danish Design School nel 2006, Nikoline lavora ai confini fra moda e arte, motivata a spingere il concetto di vestibilità in uno spazio senza compromessi.

Le sue creazioni emergono da un mondo fantastico e pericoloso al contempo, dove l'esistenza sembra minacciata.

Nelle sue installazioni vediamo scimmie troneggiare su parucche à la Marie Antoinette, un riferimeno al consumismo odierno che non vuole vedere, sentire o parlare del male che lo avvolge.

Come l'irresponsabilità della corte di Luigi XVI, che portò alla Rivoluzione Francese.

Anche l'installazione composta da una grande sfera di corpi, intrecciati in una danza silenziosa, racconta la stessa storia ma al plurale: l'umanità nel vano tentativo di rotolare verso la morte.

Ma nella decadenza di queste immagini esiste uno spiraglio di luce che illumina le installazioni. Una chiave inedita, un senso della vita che abbiamo dimenticato e che forse si cela in un ritrovato senso del creare e consumare.













Foto via nikolinelivandersen.dk
28 Dicembre 2011
4.6/5






















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