Muovere le emozioni: Intervista alla designer Constance Guisset

Entrare nello studio parigino della designer Constance Guisset è come accomodarsi in un nido segreto. Non sono le luci o gli interni a creare un'atmosfera soffice e sospesa: la sensazione è impalpabile e forse riguarda la presenza di sole donne in un luogo creativo.

Dal 2007 Constance Guisset (1976) è creatrice di oggetti, scenografie, allestimenti e video. La sua poetica e ricerca tecnica si sposano intorno all'idea di movimento e leggerezza, a partire da una riflessione sull'illusione e la sorpresa giocosa. I suoi lampadari si librano come farfalle, le sedie hanno il dinamismo di un derviscio danzante, le posate si assemblano con ironia e diventano giochi.

Anche i suoi ultimi oggetti da viaggio, realizzati per Louis Vuitton, parlano lo stesso linguaggio. Abbiamo intervistato Constance pochi giorni dopo la presentazione dell'incantevole "Tourbillon", installazione scultorea esposta alla Boutique Dior di avenue Montaigne, ispirata alle forme del profumo J'adore. Ecco cosa ci ha raccontato di sé.

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"Tourbillon" - Foto © Guisset

Qual è l'idea dietro l'installazione "Tourbillon" realizzata per Dior Parfums?

Come da brief, ho modellato la silhouette di "Tourbillon", evocando la forma del simbolo dell'infinito del profumo "Dior J'adore". Non volevo fare un lavoro scultoreo, ma un'installazione immobile e al contempo danzante, qualcosa di magico. Così ho cercato di creare un effetto quasi ipnotizzante, che non annoiasse, sempre diverso. È stato molto complicato, per un anno abbiamo fatto ricerche sulla densità della plastica impiegata e la meccanica dei fuidi.
Alla fine abbiamo trovato una soluzione che combinasse il mio linguaggio con le direttive di Christian Dior Parfums, seguendo 3 concetti guida: il simbolo dell'infinito, l'idea di movimento vorticoso e la sensualità.

Cosa ti affascina di più nel movimento di un oggetto di design?

Un oggetto che mostra o suggerisce un movimento ha un effetto particolare su di me: riesce a farmi volare via, a portarmi altrove. Sono i più difficili da progettare, perché il mio scopo è catturare l'idea di dinamismo al primo sguardo. Quando progetto una lampada voglio sentire la brezza del vento soffiarmi addosso. Somiglia al rapporto che ho con le persone: non m'interessa la loro bellezza plastica, ma il fascino dei loro gesti, le loro pose.

Se guardiamo i tuoi lavori, notiamo che il movimento non è mai provocato da qualcosa di visibile. Come fai?

Questo è l'aspetto più difficile del progetto: se il movimento è troppo meccanico, perde di attrattiva. L'asimmetria, per esempio, è un modo di attivare il dinamismo, come ho dimostrato con la lampada "Vertigo". È una tensione a renderla asimmetrica, ma al contempo è armoniosa e si muove: apri la finestra e inizia a danzare.
In un oggetto c'è bisogno di tecnica sopraffina, ma in quanto designer io voglio nasconderla, come un prestigiatore, perché secondo me la gente dovrebbe vivere nella morbidezza e non tra freddi strumenti. "Fiat Lux e "Tourbillon" sono la dimostrazione di questa riflessione.

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"Tourbillon" - Foto © Guisset

Cosa racconta di te questo modo di giocare con l'illusione e la sorpresa?

La mia più grande aspirazione è creare qualcosa di leggero ed elegante che possa muoversi dolcemente. Ma quando mi conosci davvero, capisci che ho una personalità allegra e scherzosa. Al contempo, sono una persona determinata e franca, ma è l'idea di morbidezza ciò che m'interessa nel design.

Il tuo curriculum è un po' fuori dagli schemi. Il tuo percorso non parte dal design. Quali passi ti hanno portato a diventare progettista?

Dopo la laurea alla ESSEC Business School, ho fatto un MBA in India, poi ho lavorato in Giappone. Nel 2001 ho deciso di cambiare percorso specializzandomi in gestione dei beni culturali a Scienze Politiche a Parigi. In quel periodo, una volta alla settimana, facevo un laboratorio di falegnameria, una delle mie passioni d'infanzia.

Poi, quando sono diventata amministratrice della Nelson Gallery, ho capito davvero che la creatività era la mia strada. Così ho deciso di cambiare vita, di mettere il design al centro e di iscrivermi alla ENSCI.

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"Tourbillon" - Foto © Guisset

Cosa ti ha attratto della ENSCI?

Alla ENSCI accettano anche studenti senza un background nel design. Ma sono stati tutti i macchinari disponibili per i laboratori ad attirarmi davvero. Guarda, qui nel mio studio ho ancora una macchina che mi comprarono i miei genitori quando avevo 10 anni. Avevo già l'indole di designer, ma non completamente espressa.

La lezione più importante dei fratelli Bouroullec?

La pazienza e il modo di guardare alle cose. Grazie a loro ho imparato molto sulla tecnica del disegno e del colore.

Quali consigli daresti a un giovane designer?

Osservare ciò che lo circonda, lavorare intensamente e ascoltare le proprie sensazioni. Siate delle spugne e ricordate che il vostro lavoro consiste nell'affrontare i problemi e trovare soluzioni. Onestamente, penso sia un mestiere molto difficile: bisogna farsi esperienze multidisciplinari che riguardano creatività, tecnica, marketing e relazioni umane, in generale.

E ora quali nuove frontiere del design vuoi esplorare?

Cercare nuove sfide facendo maggiore ricerca e collaborando con specialisti. Mi piace essere sorpresa.

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"Col de Voyage" e "Lunettes de Sommeil" (Object Nomades, Lousi Vuitton) - Foto © Guisset

Nuovi progetti in corso?

Fra i progetti maggiori, c'è l'allestimento di una mostra per il Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Affronteremo il tema dell'abbigliamento intimo in un quadro storico dal 14mo secolo a oggi. Sto imparando molto soprattutto su come sono strutturati i capi e come si muovono.
Preprareremo anche la scenografia di "Les Nuits", uno spettacolo di danza di Angelin Preljocaj.
Inoltre, stiamo preparando diversi oggetti per il Salone del Mobile di Milano.
Da poco abbiamo lanciato due accessori per la collezione "Object Nomades" di Louis Vuitton: la mascherina paraluce per occhi "Lunettes de Sommeil" e il cuscino da viaggio "Col de Voyage" che ha richiesto molta ricerca in ergonomia, composizione della spugna, comfort dei tessuti e armonia delle forme.

Come cambia il tuo approccio quando invece di un oggetto, progetti una scenografia o una mostra?

Mi piace molto lavorare con il coreografo Angelin Prelocaj, per cui ho realizzato la scenografia "Le Funambule" (2009). Il mio lavoro è proporgli idee ambiziose, e il suo di selezionare quelle che meglio si adattano alle sue creazioni. I miei concept scenografici seguono un principio guida base: adattarsi alla coreografia e disegnare oggetti con cui i ballerini possano danzare.

Quando progetto allestimenti per mostre, sono più interessato all'ordine e alla precisione del modo di presentare gli oggetti. Cerco di rendere tutto il più chiaro possibile: la visione deve essere sorprendente, morbida e divertente al contempo.

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"Col de Voyage" (Object Nomades, Lousi Vuitton) - Foto © Guisset

Lavori con aziende italiane e francesi. Cosa le differenzia di più?

Nel design lavoro soprattutto con aziende italiane, mentre per ciò che riguarda il lusso, le scenografie e gli allestimenti, lavoro di più in Francia.
Penso che gli italiani siano più sensibili nei confronti dei miei lavori, amano usare oggetti con un'anima allegra.

Qual è la tua idea di eleganza?

Penso che l'eleganza sia più una condizione mentale. L'associo all'idea della danza e del movimento in assenza di gravità.

Foto via constanceguisset.com

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"Cairn boxes" - Foto © Guisset

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Allestimento per l'Institut Français di Ankara - Foto © Guisset

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Allestimento per l'Institut Français di Ankara - Foto © Guisset

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"Star Collection" - Foto © Guisset

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"Star Collection" - Foto © Guisset


Le lampade "Dessus-Dessous" e "Dessous-dessus" - Foto © Guisset

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Sedia a dondolo "Sol" - Foto © Guisset

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Sedia a dondolo "Sol" - Foto © Guisset

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Sedia a dondolo "Sol" - Foto © Guisset

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Lampada "Capes" - photo © Guisset

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Lampada "Lamp" - photo © Guisset

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Lo studio di Contstance Guisset - Foto © Guisset

15 Febbraio 2013